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I salumi italiani resistono alla crisi

I salumi italiani resistono alla crisi
Il settore reagisce al calo dei consumi interni rafforzando l’export
I salumi italiani resistono alla crisi

“Dopo un 2010 eccezionale e nonostante le notevoli difficoltà legate all’andamento macroeconomico e alla crisi del debito il settore è riuscito infatti a cogliere un notevole successo sui mercati esteri e a limitare le perdite su quello interno. Il fatturato del settore ha evidenziato un leggero miglioramento, arrivando a 7.951 milioni di euro (+0,3%). La produzione in leggera flessione (-0,8%) è stata frenata dall’andamento dei consumi (-1,9%). Il settore però ha reagito prontamente al calo dei consumi interni rafforzando l’export che ha toccato il record storico di 1 miliardo e 40 milioni di euro (+6,8%) per un totale di 138.000 ton (+10,5%). Record ottenuto nonostante il rallentamento evidenziato dal commercio mondiale e l’acuirsi delle tensioni finanziarie e avrebbe potuto fare molto di più e di meglio se la presenza di barriere veterinarie e tariffarie non ne avessero ridotto il potenziale”. Questa, in sintesi, la fotografia del mercato dei salumi del 2011, presentata da Aldo Radice, condirettore di Assica, in occasione della recente assemblea degli industriali del settore che si è tenuta a Parma, in collaborazione con la Camera di Commercio parmense.

Una sede importante, come ha sottolineato il presidente camerale Andrea Zanlari, fautore delle Commissioni Uniche Nazionali “tagli di suino” e “grasso e strutto”, ospitate dalla Borsa Merci di Parma: “Il mercato delle carni suine ha tutte le carte in regola per essere uno dei settori trainanti per il nostro territorio. I salumi tipici delle nostre terre sono oramai riconosciuti in tutto il mondo come una delle eccellenze della cucina italiana, e questo può avvenire solo grazie al tanto lavoro e al tanto impegno che imprese e istituzioni da anni svolgono insieme. Lo sviluppo di un prodotto come i salumi del nostro territorio, passa dall’intero sistema locale dalla sua capacità di sviluppo. Occorre regolamentare rigidamente il mercato per prevenire falsi; presidiare attentamente i canali distributivi; curare l’attività dei consorzi di promozione e agevolarne il ruolo di principali interlocutori del mercato; stimolare e migliorare continuamente la collaborazione tra pubblico e privato. Sono tutte cose che Parma ha dimostrato di saper fare in modo eccellente in passato, lo stesso Ente Fieristico della nostra città ne è la dimostrazione. L’insediamento delle CUN nella nostra città, è l’esempio di come una città può diventare l’epicentro di un mercato e il riferimento di una categoria di prodotti. Le CUN negli stessi locali della Borsa Merci di Parma sono la dimostrazione che essere la capitale europea dell’agroalimentare, per Parma, è una concreta possibilità. La sinergia che negli ultimi anni si è creata tra la Camera di Commercio di Parma e ASSICA, che voglio ringraziare personalmente, può essere il volano di ulteriori sviluppi futuri ed esempio da seguire per la creazione di nuove collaborazioni anche in altri settori”.

“Questa terra è uno dei centri nevralgici per il settore. Basti ricordare il Prosciutto di Parma, le Commissioni Uniche Nazionali, la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari, la Fiera Cibus che si è appena conclusa con successo. Parma rappresenta per i salumi quello che Milano rappresenta per la Finanza. Il centro economico di un settore che continua a credere nelle proprie capacità di produrre qualità per i consumatori in Italia e nel mondo. E lo fa, caparbiamente, nonostante le difficoltà economiche, oltre a quelle drammatiche legate al terremoto qui in Emilia, in cui oggi tutti viviamo”, ha rimarcato Lisa Ferrarini, presidente di Assica.

Molto interessante, tra i diversi interventi, il focus sul take-away e i comportamenti di acquisto dei consumatori italiani sulla carne e sui salumi, fatto da Imma Campana, responsabile servizio fresco Nielsen Company: “I Salumi banco assistito e Take Away sono oramai una realtà tanto importante che meritano di essere conosciuti, presidiati e valutati come opportunità e al contempo considerati come vantaggio competitivo. In particolare il successo del take away coniuga l’esigenza di qualità e risparmio di tempo nel punto di vendita. Il comparto salumi vale oltre 8 miliardi di euro, il Normal trade rappresenta il 40%, per il taglio il canale arriva a pesare il 49%, in quest’ultimo il taglio pesa l’96%. Mentre nella Distribuzione Moderna il rapporto peso fisso peso variabile è 67 peso fisso, 33% peso variabile. Nella rosa delle tipologie crescono cotto, crudo, mortadella, pancetta, speck, bresaola e wurstel ed affettati a peso fisso mentre sono in calo gli affettati a peso variabile, il salame, i precotti e la spalla cotta”.

“Il 2011 è stato un anno particolarmente complesso anche per i produttori di salumi. La crisi economica, la difficile situazione dell’accesso al credito, il calo dei consumi e gli aumenti delle materie prime sono stati, infatti, tutti problemi con cui ci siamo inevitabilmente dovuti confrontare e che hanno indebolito il settore aumentando le preoccupazioni per un 2012 che si sta rivelando decisamente insidioso e incerto. In un contesto che andava progressivamente deteriorandosi le nostre imprese, però, non sono rimaste a guardare in attesa degli eventi, ma hanno reagito riqualificando la propria offerta sul mercato interno e moltiplicando gli sforzi per cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri in particolare quelli extra UE. – ha affermato Lisa Ferrarini – Il settore ha nel complesso mostrato una buona capacità di resistenza: l’export di salumi italiani ha toccato il record storico di 1 miliardo e 40 milioni di euro (+6,8%) per un totale di 138.000 ton (+10,5%), ma il vuoto nella domanda interna ha inevitabilmente penalizzato produzione e consumi” ha concluso la Presidente.

Tratto da Cateringnews.it

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